Casa-Torre Trincadini

Casa-Torre Trincadini

La casa, ricordata per essere stata la residenza di Nicodemo Trincadini, è una casa-torre, ora inglobata in un signorile palazzo settecentesco, che presenta da un lato il carattere della torre fortificata, dall’altro i tratti riconducibili al gusto e all’arte rinascimentali proprie di un personaggio con sensibilità artistica e cultura. 

Le origini di questa casa non sono certe, né tantomeno abbiamo documenti che ci parlano della sua storia. A fare da spartiacque nella storia pontremolese è certamente il terribile incendio del 1495 in quanto, se esistevano documenti o fonti riguardo la casa, sono andati perduti in quella occasione. Probabilmente l’edificazione di una casa torre non fu volontà del primo documentabile proprietario, Nicodemo Trincadini, che svolse funzione di diplomatico per conto degli Sforza in tutta Italia.

L’indiscussa fama di cui godeva tra i suoi contemporanei e le straordinarie doti in campo diplomatico gli valsero il titolo di conte palatino per concessione dell’imperatore Federico III (1457) e di conte dei Sacri Palazzi Lateranensi per concessione del papa Pio II (1460). Inoltre, era conosciuto come illustre uomo di cultura e vantava una copiosa biblioteca personale, cosa non comune per l’epoca, che custodiva proprio nella sua casa di Pontremoli.

Non sappiamo se Nicodemo ereditò la casa dalla sua famiglia, che ne possedeva già una in città, o se più probabilmente la comprò da un’altra famiglia forse proprio per custodirvi il suo patrimonio culturale. Sicuramente è ben visibile un ingentilimento delle forme riscontrabile in alcuni elementi chiaramente rinascimentali attribuibili ad un suo intervento sul fabbricato. Viene da pensare, confrontando la torre con un palazzo di proprietà Sforza a Pontremoli, che alcune analogie stilistiche siano frutto di qualche maestranza milanese che forse ha messo mano anche alla casa di Nicodemo.

«Attesta il notaro Ser Francesco Enreghini che, oltre la fortezza del Piagnaro e alcune chiese, non si salvarono dall’incendio che la casa di Nicodemo Trincadini e quella di Matteo della Rocca e di Battista Cresci a S. Pietro. Non avendosi più notizia di queste ultime due, la casa di Nicodemo si può considerare attualmente come la più antica di Pontremoli» (B. Campi, 1701). Dal terribile incendio che nel 1495 distrusse la città, rimasero in piedi solo tre case. L’altezza del tetto era infatti troppo elevata perché gli Svizzeri riuscissero ad appiccarvi fuoco. Si dice anche che in quella circostanza all’interno della casa trovarono rifugio molti pontremolesi con i loro beni, tenendo testa dalle solide mura della torre ai soldati di Carlo VIII.

La casa e le sue proprietà vennero poi lasciate ai figli. Da quanto riusciamo a capire dai pochi documenti disponibili sappiamo che la casa confinava a sinistra con Mastro Gherardo dal Campo, davanti con la strada pubblica, dietro con il fiume Verde e, a destra con la chiesa di San Colombano. 

Tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo l’antica casa torre venne accorpata in un palazzo nobiliare, chiamato successivamente Galli Bonaventura. Della struttura originaria vennero radicalmente trasformate l’articolazione interna dei vari piani, originariamente ottenuta per mezzo di solai lignei (almeno per la parte superiore), la distribuzione verticale interna alla torre e le aperture originarie. La distribuzione verticale venne attribuita alla scala monumentale, ornata con nicchie e statue, che venne costruita accanto al muro ovest della torre, accessibile dalla corte porticata. Si perse l’uso della parte sommitale che venne completamente esclusa e destinata a sottotetto; venne quindi costruita la grande volta in pietra (forse quelle dei piani inferiori appartengono già ad un precedente periodo) per formare un grande salone al piano nobile. Furono infine tamponate numerose aperture quattrocentesche che non godevano più di luce solare diretta per la giustapposizione di nuovi corpi di fabbrica come il palazzo adiacente. 

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