Cattedrale di S. Maria Assunta (Duomo)

Cattedrale di S. Maria Assunta (Duomo)

La costruzione della Concattedrale di Santa Maria Assunta, Duomo di Pontremoli, fu decretata con deliberazione del Consiglio Generale di Pontremoli del 7 luglio 1630 che stabiliva l’erezione di “un tempio sontuoso, nobile e capace del popolo quanto sia possibile”. Su progetto fornito nel 1633 dall’architetto cremonese Alessandro Capra, i lavori furono avviati nel 1636 nell’area ricavata dalla demolizione dell’antico oratorio di S. Maria della Piazza (o della Beata Vergine del Rosario) e di altri edifici contigui, e furono ultimati solo nel 1687. Riconosciuta Insigne Collegiata nel 1699, consacrata dal vescovo di Brugnato nel 1732, la chiesa fu infine eretta in Cattedrale nel 1787. Nel 1988 divenne invece Concattedrale della diocesi di Massa Carrara – Pontremoli.

Nel quadro di intenso rinnovamento che caratterizzò l’edilizia sacra della città, è questo l’esempio più significativo per l’ampiezza e la piena corrispondenza ai dettami della chiesa controriformata, sanciti dal Concilio di Trento e codificati esemplarmente nelle strutture gesuitiche, di cui il Duomo di Pontremoli ripete l’impianto: unica vasta navata con cappelle laterali e breve transetto, cupola altissima e luminosa all’incrocio dei bracci.

Gli affreschi della volta della navata e del transetto, realizzati da Francesco Natali alla fine del Seicento, furono sostituiti da stucchi alla metà dell’Ottocento, mentre gli stucchi del presbiterio e del coro risalgono alla metà dell’Ottocento, mentre gli stucchi del presbiterio e del coro risalgono alla metà del Settecento. Ottocentesche sono anche la cappella neoclassica del Santissimo Sacramento (1828) e la facciata (1878-1881), realizzata con marmo bianco di Carrara su disegno del fiorentino Vincenzo Micheli.

Il ricco arredo pittorico della chiesa costituisce una sorta di antologia della pittura italiana del Settecento. Commissionati da “Benefattori e Devoti alla Gran Protettrice Maria Vergine Santissima del Popolo”, giunsero dapprima gli importanti dipinti di soggetto mariano del presbiterio e del coro: la “Nascita della Vergine” di Gian Domenico Ferretti, la “Visitazione” di Vincenzo Meucci, “Lo Sposalizio della Vergine” di Giuseppe Peroni e l’“Assunzione” di Giuseppe Bottani, che dimostrano come l’attenzione dei committenti fosse orientata ora in direzione di artisti di cultura tosco-emiliana come il Ferretti e il Meucci – l’uno più incline a riproporre moduli stilistici derivati dal suo maestro Sebastiano Galeotti, l’altro di più marcato accento bolognese – ora verso esponenti dell’accademismo, sia nella versione emiliana intrisa di motivi lombardi fornita dal Peroni, sia nell’accezione tipicamente romana del Bottani. Questo pittore, esponente di spicco dell’Accademia di San Luca, con i numerosi dipinti inviati a Pontremoli, rappresenta l’apice di quella tradizione accademica densa di citazioni classicheggianti e declinata secondo i modi del Maratta, di cui altro esempio nel Duomo è il “San Vicino” di Pierre Subleyras, forse arrivato proprio per il tramite di Bottani, che probabilmente ebbe anche un ruolo non indifferente nell’orientare le scelte successive della committenza pontremolese.

Per il completamente dell’arredo pittorico dei transetti ci si rivolse infatti ad artisti di scuola romana interpreti del neoclassicismo ormai imperante: Jacopo Berger, Giuseppe Collignon, Domenico Corvi.

Intriso di cultura romana è anche il “Giuramento” del pisano Giovanni Battista Tempesti, donato nel 1792 dalla famiglia Caimi. La grande tela, che descrive il voto dei pontremolesi alla Vergine per impetrarne l’aiuto durante la peste del 1622, rappresenta l’ultimo omaggio devozionale alla Madonna del Popolo raffigurata nell’antica veneratissima statua lignea, rivestita di ricchi abiti settecenteschi, collocata in una nicchia al centro del coro.

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