Chiesa di S. Pietro

Chiesa di S. Pietro

La chiesa di S. Pietro si trova a valle della confluenza del torrente Verde con il fiume Magra, nei pressi dell’ormai scomparsa porta Fiorentina; chiamata “de confletu” per la suddetta localizzazione, era una prioria dei Benedettini, dipendente dall’Abbazia di Brugnato. Proprio alcuni documenti della Curia Vescovile di Brugnato, databili tra il 1294 e il 1331, testimoniano la sua antichità.

Si ricordano gli ingenti danni provocati dalle grandi piogge del 1567 tra cui il crollo nel fiume Magra della muraglia castellana, alla quale era unita la chiesa di S. Pietro: non solo rovinò parte della chiesa, ma andarono perduti preziosi arredi sacri e persino il Tabernacolo. Tra la fine del 1726 e l’inizio 1727 venne rinnovato il coro della chiesa, ingrandito ed allungato con una volta sopra il canale dei mulini.

L’ultimo atto delle relazioni tra Brugnato e S. Pietro è un Rescritto pontificio del 1845 col quale mons. Agnini, Vescovo di Brugnato, rinuncia a tutti i suoi diritti di proprietà e patronato a Pontremoli e li cede al Governo Toscano. Nel 1922 la Parrocchia di S. Pietro fu affidata, a beneplacito della Santa Sede, alla Congregazione degli Oblati di S. Giuseppe.

Il 16 settembre 1944 un terribile bombardamento aereo distrusse la chiesa parrocchiale di S. Pietro, parte della canonica e la facciata della Chiesa, lasciando intatto il cupolone, il campanile, tutta la parte posteriore e le due vetrate policrome raffiguranti S. Pietro e S. Paolo, posizionate nelle due finestre absidali. Con la chiesa vennero distrutte anche diverse case vicine. All’indomani del grave evento il Vescovo Mons. Sismondo inviò al Priore una somma di denaro che servisse di incoraggiamento a cominciare subito l’opera di costruzione. Fu proprio lo stesso vescovo e la Curia vescovile a guidare Don Ermanno Capettini, allora Priore, nell’impostazione della pratica relativa alla ricostruzione.

Il 22 novembre 1955 il Vescovo mons. Fenocchio pose la prima pietra della nuova chiesa. “La nuova chiesa” – come disse mons. Fenocchio nel discorso di inaugurazione – “semplice e armoniosa, raccolta e accogliente, atta alle sue finalità, è compatta”. La Parrocchia riprese la sua attività liturgica e devozionale nel nuovo Tempio, decoroso e funzionale nella sua nuova linea architettonica: rigida coerenza di linee rette e semplicità razionale delle sue strutture nel candore della facciata, nel rosso mattone delle pareti laterali.

Prima della demolizione dei resti della vecchia chiesa, le due vetrate vennero smontate dalla loro posizione e collocate al primo piano della canonica; oggi le vetrate sono state restaurate e ricollocate all’interno della chiesa. Estremamente particolare il battistero esterno a base ottagonale addossato al complesso.

La chiesa custodisce una lastra in arenaria del XII secolo raffigurante un labirinto circolare, molto simile a quello scolpito su un pilastro della facciata del Duomo di San Martino a Lucca. Il labirinto è sormontato da due personaggi con cavalli che probabilmente rappresentano un viaggiatore e i pericoli che lo attendono, allegoria della figura del pellegrino medievale.

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