Palazzo Dosi Negri

Palazzo Dosi Negri

Palazzo Negri Dosi ha un impianto a doppia elle con asse di simmetria che comanda e ordina l’intero complesso secondo la successione strada-ingresso-androne-portico-cortile-giardino-belvedere-fiume; la struttura ha ancora un che di classico: su una facciata dalle linee severe, caratterizzata da un grande cornicione con mensola a voluta, si apre un portale austero che conduce ad un lungo androne e, oltre il loggiato porticato, il giardino, vero luogo di delizie, al fondo del quale il Belvedere chiude lo spazio; il cannocchiale ottico prospettico che dal portale incanala la luce lungo l’androne, la fa esplodere nel giardino mediandola col chiaroscuro del porticato, fa spingere lo sguardo oltre questo edificio al di là del fiume nella campagna circostante. La pianta a doppia elle è riconducibile più ad una villa di delizie che ad un palazzo di città. […]

La planimetria del Palazzo si estende con due braccia ai limiti del lotto; non esistono ambienti al piano terra, elemento probante della costruzione ex novo, che presenta una struttura rettangolare in cui sono alloggiati l’androne, il porticato sul giardino, la grande scala, la galleria e il salone al piano superiore e due ali laterali aggettanti che costituiscono i bracci della doppia elle, in cui sono alloggiati salottini e camere da letto. Un secondo piano, collegato con una scala di servizio laterale, alloggiava le cucine e gli appartamenti della servitù, riguardanti soltanto la facciata su strada e che non costituiscono volume dalla parte del giardino; la facciata sul giardino, molto vicina al modello di Palazzo Barberini a Roma, rimane così a soli due piani con portici, finestroni e arcate cieche. Essa richiama fortemente uno stile che media il gusto tardomanieristico con quello del primo barocco. Un impatto visivo così fortemente compatto rivaleggia con la grazia leggiadra del Belvedere al fondo del giardino: “un fabricato con lontananza e con simmetria all’uso dei teatri..”.

Il piccolo edificio progettato forse da Giovan Battista Natali quando, fra il 1732 e il 1738, affrescò la volta dello scalone, si sviluppa su due livelli: un piano inferiore dotato di tre stanze voltate e un piano superiore aperto da un lato con balaustra in marmo sul giardino. […] Nel giardino di Palazzo Negri l’edificio funge da quinta teatrale a fermare l’occhio che si spinge al di là di esso, oltre il fiume e verso la campagna e la sua vista è preparata, a cominciare dall’ingresso, con un cannocchiale ottico-prospettico che è costituito dall’androne, dall’apertura in pietra, sormontata di statue, e dal vialetto del giardino. 

A Palazzo Negri è quindi rispettata la sequenza prospettica strada-portale-androne-cortile-stanze-giardino-fiume. Trattandosi però di un edificio a pianta libera e mancando il tessuto base di corti-schiera e di conseguenza l’edificato sul fiume, si può supporre che la parte ultima di detta sequenza venga risolta dall’Architetto con la costruzione di un punto di vista finale al termine del giardino. 

Il porticato a quattro arcate, su cui si aprono l’androne e lo scalone, è al centro della composizione del palazzo ma, avendo un numero pari di arcate, l’asse della sequenza risulta eccentrico. Dal portico si accede al magnifico scalone ornato di statue femminili, la Primavera e l’Estate, con balaustra in marmo molto simile a quelle dei Palazzi Dosi e Petrucci. La scala occupa un unico vano, illuminato, su un lato, da grandi finestre e il suo dipanarsi, in assenza di un muro di spina, ricorda molto da vicino lo scalone di Palazzo Costa a Piacenza, attribuito a Ferdinando Bibbiena, grande scenografo, architetto e pittore, iniziatore della Scuola Bolognese di quadratura e maestro dei Natali. Lo scalone conduce alla galleria illuminata da ampi finestroni, ornata di ovali contenenti busti, dalla quale si accede al salone e agli altri ambienti del piano nobile. 

(tratto da “Dimore pontremolesi” di Isa Trivelloni Manganelli, 2001)

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