Teatro della Rosa

Teatro della Rosa

Il Teatro della Rosa è indubbiamente uno dei simboli più significativi della Pontremoli settecentesca; il teatro sorge maestoso sulla sponda sinistra del fiume Magra, poco prima della confluenza di questo con il torrente Verde. 

Il progetto dell’edificazione di un teatro a Pontremoli risale alla fine del Seicento, ma le difficoltà nel raggiungere un accordo tra i promotori dell’iniziativa posticiparono l’inizio dei lavori al 1739. Sono infatti di quell’anno, rogati dal notaio Giuseppe Noceti, che decretarono la fondazione della cosiddetta “Accademia della Rosa”. 

I venticinque firmatari, tutti esponenti della nobiltà pontremolese, si impegnarono a pagare le spese necessarie alla costruzione del teatro versando trenta scudi a testa per ogni rata fino alla conclusione dell’opera e stabilirono di assegnare, a sorte, un palchetto per ciascun socio e di mantenere in comune la restante parte.

Secondo gli atti i 25 soci fondatori furono: Angelo Anziani, Giulio Cesare Bertolini, Giacomo Bologna, Domenico Maria Bologna, Gio Batta Bonaventuri, Francesco Caimi, Carlo Castellini, Leonardo Castellini, Bernardo Damiani, Cavalier Dosi, Gio Antonio Ferdani, Antonio Galli, Pellegrino Molossi, Francesco Noceti, Cavalier Pietro Giacomo Negri, Agostino Ranieri Parasacchi, Paolo Pavesi, Giacinto Petrucci, Pier Francesco Pizzati, Antonio Maria Ricci, Giuseppe Antonio Ruschi, Vittorio Uggeri, Giuseppe Venturini, Auditore Marzio Venturini e Domenico Zambeccari. 

Non abbiamo notizie certe su chi sia il progettista dell’edificio, ma un interessante documento, pubblicato per la prima volta da Marco Angella nella sua tesi di Laurea (“Origini e storia di una sala all’italiana del ‘700: il teatro della Rosa a Pontremoli”), potrebbe far presupporre che all’edificazione abbia contribuito, in modo rilevante, Giovan Battista Natali.

Nel 1765 l’edificio era probabilmente quasi ultimato e si cominciò a discutere per la scelta dell’artista a cui commissionare la decorazione pittorica del teatro, del sipario e delle scene mobili. I due “contendenti” erano il piacentino Antonio Contestabili e il parmigiano Gaetano Ghidetti. In seguito a varie vicissitudini e dissapori all’interno dell’Accademia, nel 1770 si stabilì che il Contestabili, appoggiato dalla maggioranza, dipingesse almeno sei scenari, ma che fosse concesso alla minoranza di far dipingere uno degli scenari al Ghidetti o ad un altro artista a sua scelta. L’incarico fu successivamente affidato a Luigi Arenghi di Parma.

L’inaugurazione dell’edificio avvenne, con ogni probabilità, in corrispondenza con i festeggiamenti del carnevale del 1772.

È ipotizzabile che nella struttura originaria del teatro vi fossero 44 palchetti, disposti su tre ordini: 14 palchetti nel primo ordine, 15 nel secondo e 15 nel terzo.

Nel 1776, su proposta del Sig. Mercanti Zucchi, si optò per la costruzione di un porticato a piano terra, sull’ingresso del teatro, e di tre locali al primo piano, destinati ad ospitare la sede dell’Accademia ed accessibili dal corridoio del primo ordine di palchi. Fu poi spostato lateralmente l’ingresso del teatro, in modo che si entrasse non direttamente nella sala, ma in un atrio. 

Nel 1839 l’Accademia, presieduta dal Marchese Luigi Pavesi, decise di intraprendere l’opera di ristrutturazione del teatro; a tal fine, fu approvato quasi interamente il progetto presentato da uno degli accademici, il Cavalier Giovanni Pizzati, e fu formata una commissione che sovraintendesse ai lavori. Tale ristrutturazione prevedeva in particolare: il rifacimento totale della copertura, la realizzazione di quattro nuovi palchi sul proscenio (barcacce) che portarono il numero dei palchetti da 44 a 48, il rifacimento della struttura delle scale interne per il terzo ordine di palchi, la ridefinizione degli spazi nell’ingresso adibiti a biglietterie, buffet e salotto, la realizzazione di servizi igienici ai vari ordini e il rifacimento degli infissi. I lavori di ristrutturazione furono portati a termine nel 1843.

Nello stesso periodo fu anche pubblicato un regolamento organico in 61 punti, approvato dal Granduca di Toscana, sul quale era raffigurato lo stemma dell’Accademia: tre rose circondate dal motto “pungit et delectat”, con preciso riferimento al fiore della rosa da cui il teatro prende il nome.

Nel Settecento il Teatro della Rosa era particolarmente attivo, a testimonianza della vitalità culturale di Pontremoli e di tutta la Lunigiana.

Nei primi decenni dell’Ottocento vennero messe in scena non solo commedie e drammi, ma anche opere in musica, grazie soprattutto alla locale Filarmonica dei Risorti Apuani, diretta dal compositore pontremolese Giovanni Parolini. La passione teatrale dei pontremolesi è testimoniata anche dalle molte associazioni filodrammatiche di dilettanti locali che si esibirono sul palcoscenico della Rosa 

(tratto da “Almanacco Pontremolese 2002”, curato da M. Bianchi grazie alla tesi di laurea di M. Angella)

Chiuso alla fine degli anni ’70 per le inadeguate condizioni strutturali, il teatro è stato reso nuovamente fruibile solo nel 1998 grazie al restauro e alla messa in sicurezza.

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