Villa Dosi

Villa Dosi

A dare il benvenuto al visitatore, sopra al portale principale dell’edificio, i busti di Carlo e Francesco Dosi, ideatori e committenti della Villa. Dai cartigli sottostanti i ritratti dei due fratelli, infatti, apprendiamo che l’immobile fu edificato proprio da Carlo e Francesco nell’anno 1700.

In realtà, la data 1700 è da considerarsi assolutamente indicativa, infatti alcuni documenti e testamenti di famiglia recentemente analizzati ci fanno immaginare che l’idea progettuale della villa fosse già stata partorita tra gli anni 60 e 70 del XVII secolo. Dai documenti risulta che nel 1693 Villa Dosi, definita “fabrica” e “palazzo con giardino”, fosse già coperta e già ci si occupava di fornirla di statue e decorazioni pittoriche.

Se conosciamo con certezza i nomi e i ruoli di chi ha voluto e commissionato Villa Dosi, non si hanno notizie certe sull’identità dell’architetto che la progettò e delle maestranze che la realizzarono.

Per la decorazione degli spazi interni, sono chiamati a lavorare il lombardo Francesco Natali, architetto e pittore di origine cremonese formato alla scuola dei Bibiena, e il toscano Alessandro Gherardini, “l’ultimo dei grandi fiorentini”, artista di grande fama molto attivo a Pontremoli.

Al Natali sono comunemente attribuiti la decorazione degli interni con le tipiche “quadrature”, che diventeranno la cifra stilistica del barocco pontremolese per tutta la prima metà del XVIII secolo, mentre al Gherardini è assegnata la paternità degli affreschi di figura del salone principale, purtroppo oggi in grande parte perduti.

Mentre Alessandro Gherardini lavorò a Villa Dosi tra il 1697 e il 1700, mentre Francesco Natali vi operò per la prima volta nel 1697, restando impegnato su questa commessa per almeno dieci anni.

La tradizione di famiglia attribuisce al Natali anche la progettazione del ponte e della cappelletta dei Chiosi. Qui, un’epigrafe testimonia che il ponte fu fatto erigere da Carlo Dosi nel 1705 “ad solum proprium usum eiusque heredum”.

Abbandonata completamente durante gli anni della Rivoluzione francese ed il periodo napoleonico, fu progressivamente recuperata a partire dal 1814 e ancora oggi è oggetto di interventi di restauro.

Quei trent’anni di abbandono lasciarono “tracce indelebili” negli affreschi del salone, in gran parte irrimediabilmente perduti, come perduti saranno mobili, arredi, porte, statue e persino il grande cancello d’ingresso, sostituito poi nel secolo XIX”. Così racconta Pier Andrea Dosi Delfini in uno dei suoi scritti. Lentamente, la famiglia riarreda la Villa, spesso comprando (o ricomprando) dipinti, mobili, lampadari da altre famiglie pontremolesi oppure attraverso un’attenta ricerca sul mercato antiquario

Durante il secondo conflitto mondiale fu teatro di ripetuti attacchi aerei da parte delle forze alleate, volti a stanare un comando tedesco a guardia di un cannone nella vicina galleria ferroviaria. Di tali bombardamenti, che danneggiarono la struttura, esistono ancora chiari segni all’interno del salone.

Statue dell’epoca oltre ad alberi ad alto fusto (magnolie e lecci) e numerosi limoni in vaso ornano il giardino pensile della villa sul lato sud, mentre più in alto il belvedere offre una vista notevole sulla casa ed il paesaggio circostante. Notevoli i cedri del Libano piantati all’ingresso della villa in occasione della nascita del bisnonno dell’attuale proprietario, nel 1867.

Immaginata come luogo di delizie ed eventi mondani secondo il gusto dell’epoca barocca, la villa rappresenta al meglio lo spirito del suo tempo, attraverso un intreccio sempre sorprendente di natura, architettura, decorazione artistica, raffinati arredi. L’edificio si sviluppa lungo un pendio, con un corpo di fabbrica centrale a forma di H fiancheggiato da due giardini pensili e incorniciato a monte da un ampio vigneto terrazzato.

Nel 1988 alla Villa veniva riconosciuto “interesse storico ed artistico particolare”. Da qui prenderanno le mosse gli innumerevoli interventi di restauro e ripristino, iniziati nel periodo 1991-1993, che hanno riconsegnato, oggi, questo straordinario bene all’antico splendore.

(tratto da www.villadosidelfini.it)

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